Biografia Felice Casorati

 FELICE CASORATI

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 Felice Casorati nasce a Novara nel 1883 da Francesco e Carolina Borgarelli. Durante l’infanzia e l’adolescenza si sposta di frequente  al seguito del padre, ufficiale di carriera (Reggio Emilia e Sassari), sino a giungere, nel 1915, a Padova, dove frequenta il liceo classico e dove, nel 1906, si laurea in Giurisprudenza. In questa città  inizia il suo apprendistato artistico sotto la guida di Giovanni Vianello. Nel 1907 è presente  per la prima volta alla Biennale di Venezia con  il Ritratto di signora (Ritratto della sorella Elvira). Tra il 1907 e il 1911, con la famiglia, vive a Napoli, e dal 1911 a Verona, dove frequenta l’ambiente artistico più avanzato e influenzato dalle Secessioni di Monaco e di Vienna; si avvicina inoltre ai giovani artisti che gravitano intorno a Ca’ Pesaro, dove espone nel 1913 in una sala personale e dove torna ad esporre nel 1919. Sarà presente alle Biennali veneziane nelle edizioni del 1909, 1910, 1912 e del 1914, all’Esposizione Internazionale di Valle Giulia a Roma nel 1911 e alle edizioni del 1913 e del 1915 della Secessione Romana.

  Alla fine del 1915 Casorati va sotto le armi, in Trentino. Nell’autunno del 1917, dopo la tragica morte del padre, Felice Casorati, con la madre e le due sorelle Elvira e Giuseppina, abbandona Verona per trasferirsi a Torino,  nella casa-studio di via Mazzini, dove abiterà tutta la vita. La guerra e il suicidio del padre lasceranno nell’artista un segno profondo,  che si rifletterà anche nell’atmosfera triste e angosciata delle grandi tempere del 1919-1920 : lo sforzo di Casorati è di annullare l’elemento decorativo e arrivare ad uno spazio pittorico severo e tesissimo.

A Torino stringe un’amicizia profonda con il giovane Piero Gobetti, che cura e pubblica nel 1923 la prima monografia a lui dedicata con il titolo Felice Casorati pitttore. Collabora alla sua attività editoriale  e, nell’aprile del 1922, è tra i firmatari, su « Rivoluzione Liberale », diretta da Gobetti, di un appello rivolto ai giovani intellettuali per far nascere una cultura e una società nuova, spiritualmente rinnovata.

 Nel 1920, dopo aver  rinunciato a partecipare alla Biennale di Venezia ed essere stato escluso da Ca’ Pesaro per cavilli burocratici,  promuove un vero e proprio esodo secessionista concretizzatosi nella «Mostra degli Artisti dissidenti di Ca’ Pesaro» nella galleria Geri Boralevi in piazza San Marco.

Diventa protagonista e promotore della vita culturale e artistica torinese: suscitano scalpore le sue opere esposte nel 1919 alla Promotrice, nel 1921 alla Mole Antonelliana e nel 1923 alla Quadriennale al Valentino, dove, nella sala IX di cui è responsabile, ha invitato ad esporre De Chirico, Carrà, Tosi, Conti, Viani e i giovani pittori torinesi Chessa, Menzio, Levi, Galante e Morando.

 Conosce Riccardo Gualino che gli commissiona il proprio ritratto e quello dei familiari e lo incarica del progetto per il teatro privato della propria abitazione. Il teatrino, disegnato e realizzato in collaborazione con l’architetto Alberto Sartoris, sarà inaugurato nel 1925. Apre in via Galliari 33 la Scuola libera di Pittura di Felice Casorati, che diverrà un luogo non solo di formazione artistica per gli allievi che la frequentano ma anche un punto di incontro di pittori e intellettuali. Nel 1926 diverrà sua allieva la pittrice Daphne Maugham, che sposerà nel 1931, anno in cui acquisterà la casa di Pavarolo, sulla collina torinese. Nel 1934 nascerà il figlio Francesco.

  Nel 1924 è invitato con una sala personale alla Biennale di Venezia, presentato da Lionello Venturi (sarà poi presente a numerose edizioni dell’esposizione veneziana, con una personale nel ’38, ’42, ’52, ’64). Dal 1924 espone al Canegie Institute di Pittsburgh dove sarà presente con continuità sino al 1938 e di nuovo nel 1950.

 Nel 1925 esce, nelle edizioni Hoepli, la monografia Felice Casorati di Raffaello Giolli, e in quell’anno  fonda, insieme agli architetti Rigotti e Sartoris e al pittore Sobrero, la Società di Belle Arti «Antonio Fontanesi»: l’istituzione intendeva promuovere la conoscenza e l’analisi critica nei termini più aggiornati dei maestri della recente storia figurativa piemontese e nazionale attraverso mostre monografiche e collettive.

A partire dal 1926, pur se in una posizione indipendente, è presente alle mostre del Novecento Italiano organizzate in Italia e all’estero da Margherita Sarfatti e dal 1931 alle Quadriennali romane. In quegli anni espone in numerose rassegne internazionali.

 Nel 1933 è chiamato da Guido Maria Gatti e Vittorio Gui a collaborare come scenografo al I Maggio Musicale Fiorentino e disegnerà scene e costumi per «La Vestale» di Spontini. Per Casorati è l’inizio della sua attività di scenografo, che si protrarrà per un ventennio, lavorando, in particolare, con  i  musicisti Casella, Malipiero, Petrassi, Ghedini, Dallapiccola.

 Collabora alla selezione delle opere per la sezione del Novecento della grande mostra d’arte italiana dei secoli XIX e XX, a Parigi, al Jeu de Paume, curata da Antonio Maraini, cui partecipa con cinque sue opere. Esegue un vasto mosaico per il Padiglione Italiano all’Esposizione Universale di Bruxelles del 1935. Nel 1936 il governo ungherese gli conferisce una medaglia per «l’altissimo valore artistico delle sue opere» presenti all’Esposizione d’arte Italiana a Budapest.

 L’antologica allestita nel gennaio del 1937 presso la Stampa di Torino, con trentun lavori dal 1920 al 1936, suscita scandalo nel pubblico torinese più tradizionalista.

  E’ presente, nel 1937, a Parigi, nel padiglione italiano, dell’Esposizione internazionale e a Berlino, alla Preussische Akademie der Künste per l’«Arte italiana dal 1800 ai contemporanei»; nel 1939 a San Francisco, per «Golden Gate International» e a Londra, in «Contemporary Painting in Europe».

  Esce nel 1940, nelle edizioni Hoepli di Milano, la monografia Felice Casorati con testo di Albino Galvano, nel 1954, pubblicata dall’editore Accame di Torino, la monografia Felice Casorati con testo di Italo Cremona, nel 1964, dall’editrice Teca di Torino, Casorati con testo di Luigi Carluccio.

  Nel 1941 è nominato docente di pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, di cui nel 1952 diventerà direttore e nel 1954 presidente.

  Nel 1954 il Centro Culturale Olivetti di Ivrea ospita una sua antologica presentata da Luigi Carluccio.

Nel 1955 partecipa alla prima edizione di Documenta di Kassel ; nel 1980 alla mostra « Les Realismes 1919-1939” a cura di Jean Clair, al-Centre Georges Pompidou  di Pargi e, nel 1981, passata al Staatliche Kunsthalle di Berlino.

  La sua opera sarà presente a tutte le principali manifestazioni espositive in Italia e all’estero, mentre si susseguono i riconoscimenti in occasione delle tante mostre monografiche.

      Nel 1961 un embolo gli colpisce la gamba sinistra che dovrà essergli amputata. Muore nella sua casa a Torino il primo marzo del 1963.

   Numerose le mostre personali dedicate a Casorati dopo la sua morte, qui ci si limita ad elencare alcune di quelle realizzate in spazi pubblici:

1964   Torino, Galleria civica d’Arte Moderna, «Casorati» – Venezia, Giardini di Castello, XXXII Biennale internazionale d’Arte.

1965   Roma, Palazzo delle Esposizioni, IX Quadriennale nazionale d’Arte.

1968   Novara, Palazzo Arengario del Broletto, «Casorati. Grafica, scultura, scenografia».

1973   Acqui Terme, Palazzo Liceo Saracco, «Casorati».

1981   Ferrara, Palazzo dei Diamanti, «Felice Casorati».

1984   Genova, Palazzo Bianco, «Felice Casorati prima di Torino».

1985   Accademia Albertina di belle Arti, «Felice Casorati. 1883-1963».

1986   Verona, Museo di Castelvecchio, «Felice Casorati a Verona».

1990   Milano, Palazzo Reale, «Casorati. Mostra Antologica» – Düsseldorf, Kunstmuseum, «Casorati».

1996   Torino, Fondazione Palazzo Bricherasio, «Felice Casorati. Dagli anni Venti agli anni Quaranta».

1997   Firenze, Galleria degli Uffizi, «Felice Casorati per il Teatro.60° Maggio Musicale Fiorentino».

2002   Catania, Galleria d’Arte Moderna de «Le Ciminiere», «Felice Casorati. Antologica».

2003   Aosta, Centro Saint-Bénin, «Felice Casorati. La strategia della composizione».

2007   Ravenna, Museo d’Arte della Città di Ravenna, e Trieste, Museo Revoltella, «Felice Casorati. Dipingere il silenzio»

2014-15 Alba, Pinacoteca Fondazione Ferrero, «Felice Casorati. Collezioni e Mostre tra Europa e
          Americhe»

2015-2016 Padova, Musei Civici agli Eremitani, «Il giovane Casorati. Padova, Napoli, Verona»