2018

DA SABATO 21 APRILE A DOMENICA 24 GIUGNO 2018

NATURE MORTE NATURE VIVE

FELICE CASORATI DIALOGA CON DAPHNE MAUGHAM CASORATI  a cura di Francesco Poli

Nel magnifico dipinto Daphne a Pavarolo (1934), ora alla Galleria d’Arte Moderna di Torino, Felice Casorati ha ritratto la moglie in atteggiamento dolcemente melanconico seduta davanti a una finestra che si apre sull’ondulato paesaggio delle colline circostanti. La figura è in posa nello studio dell’artista, che dopo la sua morte nel 1963 diventerà poi per circa due decenni il laboratorio creativo di Daphne a Pavarolo. Era quindi più che logico che, dopo la prima mostra che ha inaugurato la nuova vita dello spazio restaurato con un omaggio all’opera grafica del maestro, la seconda fosse dedicata alla pittrice, che dalla quieta bellezza di quel luogo di campagna, a cui era profondamente legata, ha tratto una continua ispirazione per lo sviluppo originale della sua pittura, in cui risuona solo più sullo sfondo l’eco della pur fondamentale lezione casoratiana. Una pittura caratterizzata da un’equilibrata tensione compositiva, da un sensibile cromatismo tonale e da ariose valenze naturalistiche, dove le figure, i ritratti, i paesaggi e le nature morte, che nascono da una particolare freschezza di esecuzione (allo stesso tempo meditata e diretta) sono espressione di una intimistica visione della realtà quotidiana e della natura circostante.

Per questa occasione espositiva si è pensato di concentrare l’attenzione sul genere della natura morta, proponendo una accurata scelta di dodici dipinti, che documentano bene sia i temi più tipici sia i diversi registri pittorici utilizzati con libertà ma sempre con grande coerenza di linguaggio espressivo.

Tra le “nature silenti” con oggetti, ecco alcuni esempi

Una vivace e sintetica messa in scena di una piccola schiera di libri multicolori con delle semplici conchiglie in primo piano. Una composizione più complessa e matericamente pittorica in cui vediamo posati davanti dei tessuti variegati e dietro una grande bottiglia panciuta trasparente attraverso cui compare in parte deformato un piatto decorato con la figura di un cavaliere. Al polo opposto si colloca una più fredda e rigorosa costruzione quasi geometrica formata da elementi verticali (una bottiglia) e orizzontali scanditi da un contrappunto spaziali di piani. Una raffinata natura morta con sei uova, appare come un affettuoso e ironico omaggio al più conosciuto dei soggetti casoratiani. Anche la natura morta con maschere (dipinta però in modo molto sciolto) rimanda a temi frequentati in passato nella scuola di via Galliari.

Negli altri quadri entrano in gioco elementi della natura.

Sono semplici frutti su un tavolo come le verdi pere depositate su un delicato fondo azzurro violaceo, oppure come le più solide e squadrate mele gialle dietro le quali si vede, sullo sfondo, una solitaria cabina sulla spiaggia che ricorda vagamente le marine di Carrà.

Di particolare levità e sensibilità sono dipinti come quello con freschi fiori bianchi e foglie verdi che sembrano fluttuare in un fondo verde chiaro, e soprattutto come il delizioso quadretto con un rametto di foglie di fico immerso nell’acqua di un modesto bicchiere. Un frammento lirico che sarebbe piaciuto sicuramente a Montale.

In mostra c’è anche un disegno. È un bellissimo volto di Daphne disegnato da Casorati del 1931, che funziona qui da emblematico trait-d’union fra i due artisti che hanno animato lo studio per così tanto tempo.